Tra tutte le inchieste e le vertenze giudiziarie a cui ormai siamo avvezzi (anzi, assuefatti come si è agli stupefacenti), un’iniziativa della procura di Trani contro le agenzie di rating che nel 2011 declassarono i titoli di stato italiani, dando il via all’assalto coordinato e premeditato, sferrato in poco tempo dall’alta finanza globale contro la sovranità politica e monetaria dell’Italia, mi pare quantomeno un’azione degna di rilievo. Eppure, tale procedimento giudiziario sta passando tra l’indifferenza generale e la tacita complicità (e, direi, subalternità) dei media mainstream verso i poteri che comandano sul serio. Ma ciò non è casuale dato che la stragrande maggioranza dei network televisivi e dei quotidiani nazionali è soggetta al controllo diretto del grande capitale bancario, industriale e dell’alta finanza globale. Tutto ciò accade mentre il governo italiano in carica, nella figura del signor Padoan, il ministro dell’economia e delle finanze, il quale incarna il vero garante delle politiche di austerity imposte dalla banca centrale europea e dalla trojka, si è rifiutato di far costituire lo stato italiano in parte civile nel procedimento penale avviato contro i “golpisti” del mondo finanziario internazionale.

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